La prima coppia non si scorda mai
maturobull
Ero andato in un cinema porno per passare un paio d’ore in tranquillità. Mentre ero in fila alla cassa, la mia attenzione venne catturata dalla coppia davanti a me: un’intesa particolare, un’aria di complicità che si respirava a pelle. Quando hanno preso i biglietti e si sono incamminati verso la sala, li ho seguiti a distanza discreta. Si sono seduti in una zona penombra e io ho scelto un posto proprio dietro di loro, ma leggermente di lato. Volevo una visuale chiara, volevo che la mia presenza non passasse inosservata, e soprattutto volevo poter incrociare gli occhi con lei. Per tutta la durata della proiettata, tra sguardi rubati nel buio e mezze intese, c’era un’elettricità strana nell’aria.
All’uscita dal cinema li ho seguiti fuori. Casualmente — o forse per una strana combinazione del destino — avevano parcheggiato a pochi metri dalla mia auto. Li ho visti salire in macchina e accendere il motore. Non ci ho pensato due volte: sono salito sulla mia e mi sono messo in coda.
Li ho seguiti per le vie della città, finché non ci siamo ritrovati affiancati a un semaforo rosso. Ho girato la testa e li ho guardati dritti negli occhi. Entrambi mi stavano fissando a loro volta, ricambiando lo sguardo con un sorriso enigmatico. Verde. Sono ripartiti e hanno imboccato l’autostrada; senza esitare, li ho seguiti anche lì.
In autostrada è iniziato un vero e proprio gioco di sguardi e cavalli motore. Li ho sorpassati a velocità moderata, poi ho rallentato lasciando che mi risorpassassero. Poi ho accelerato di nuovo, superandoli ancora. Un valzer a tre luci di posizione ripetuto due o tre volte. All’improvviso, mentre era davanti a me, lui ha messo la freccia a destra e ha accostato, fermandosi sulla corsia di emergenza — altri tempi, quando queste cose si facevano con una spensieratezza oggi impensabile.
Mi sono fermato a mia volta, treintina o quarantina di metri dietro di loro, col motore al minimo e le quattro frecce accese.
L’ho visto scendere dall’auto nella luce fioca dei fanali. Camminava verso di me con passo sicuro. In quel momento ho sentito il cuore battere così forte da tremare nel petto, la scarica d'adrenalina era quasi dolorosa. Si è avvicinato al mio finestrino e io, con le mani leggermente tremanti, l'ho abbassato senza avere la minima idea di cosa stesse per succedere o di cosa avrebbe detto.
Non ricordo le sue parole esatte, ma il concetto era fin troppo chiaro: mi chiese senza troppi giri di parole se avevo voglia di scopare con loro e se ero disposto a seguirli fuori dall’autostrada. Ho annuito, incapace quasi di parlare.
Alla prima uscita utile siamo usciti dal casello, lasciandoci alle spalle il traffico e il corridoio d'asfalto dell'autostrada. Ci siamo addentrati subito verso le colline circostanti, salendo lungo stradine secondarie e curve sempre più strette, fino a raggiungere un posto completamente isolato: una piazzola immersa nel buio, circondata dagli alberi e dal silenzio assoluto della notte.
Lì, lontani da tutto e da tutti, ci siamo lasciati andare. È stata un'esperienza travolgente, intensa e senza freni, vissuta con la libertà di tre sconosciuti che si erano trovati per puro caso e intesa felina.
Purtroppo all’epoca non c’erano i cellulari, e per ovvi motivi non potevo certo lasciare il numero del telefono di casa o quello dell’ufficio. Finito tutto, ci siamo salutati nella notte e ognuno ha ripreso la sua strada. Non li ho mai più rivisti, ma mi sarebbe davvero piaciuto poterli incontrare ancora una volta.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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